venerdì, 13 novembre 2009

da: Requiem per i vivi



XIII


Il sacrificio è qualcosa che viene portato.
Come un vestito. Come un dono.


[...]





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dipinto di Omar Galliani
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categoria:omar galliani, l'armatura dell'eroe
giovedì, 05 novembre 2009
Filippo Amadei



amadei



















 

 


dalla nota critica di Francesco Tomada:
 

Saperti a piedi nudi” (Lietocolle) è la seconda raccolta poetica di Filippo Amadei, che aveva esordito nel 2005 con “La casa sul mare” (Il Ponte Vecchio), e si caratterizza per una versificazione distesa, leggibile e sicura. Rispetto all’opera prima sono evidenti i passi in avanti compiuti dal giovane autore forlivese nella consapevolezza dell’utilizzo della lingua e nella definizione di uno stile personale senza nascondere il punto di partenza  [...] 
  continua  su  "La dimora del tempo sospeso"

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Testi tratti da Saperti a piedi nudi, Faloppio (CO), Lietocolle Libri, 2009.



*

L’OMICIDIO DI BENAZIR BHUTTO

Un proiettile ak-47 le ha sfondato il cranio
ha vinto la resistenza dei capelli scuri, la guerra
delle sue mani contro la morte. Lei non voleva
scampare al naufragio, lo dicevano gli occhi
pronti all’inciampo, i nervi tesi delle dita sottili
una questione di mesi giorni secondi, forse
la sua cessata ostinazione si ostina a non finire
commentano gli inviati speciali della BBC
mentre io non riesco a capire se fuori piove
o nevica ghiaccio se questa malinconia
natalizia attraversa me o l’occidente.







                                         Dammi un autunno come quello
                                                      degli alberi cedui, mia vita.
                                                     Il tremolio glorioso e tintinnante
                                                     di una luce superstite e infinita.

                                                     Giuseppe Conte



C’è stata un’altra rapina stanotte e crescono
ettari di ipermercati nelle campagne
penso a mia madre che mi vuole bene, alla vita
incomprensibile di Giorgia, ma tu arrivi
come un sussulto sugli alberi aperti
all’ultimo sole di viale Marconi e non so più
se questo giorno che muore è perduto
veramente se sono io o sei tu, autunno
con le tue mille mani a sfrondarmi.



*




Il vano passeggero è piccolo e scomodo.
Mi tocca rincagnarmi fra le borse da viaggio
tra lattine e cartoni di latte.
In galleria assaggio il buio della roccia
quando ci rigurgita e torna la luce
mi sembra la prima volta.
La vacanza ci affaccia a un mondo nuovo
le cinture di montagne mi soffocano
stringono alle radici della terra
per troppo bene che ci vogliono.

Luglio 2004





*



a Cristina, per sempre

Io per primo tu dietro, insieme
ansimare fino agli scogli
pieni di sale, era un gioco
essere felici, era semplice
vivere, non come ora
che resto in attesa del perfetto
rumore dei nostri passi
mi dico che devo riprendere a giocare
la necessità del tuo ricordo rialberga in me
come un tenero rimprovero
mentre tutta la mia vita resta qui
orfana e concentrata - un granello
nel paesaggio marino che ammutolisce.



*



Il salto in alto

                                      a Fabio

È tutta una questione di tendini
e torsione del busto oltre l’asta
questo mi dicevi, di guardare
la posa dei piedi nella contrazione
limpida prima del salto, l’allineamento
parallelo delle gambe al terreno
non dimenticherò mai l’agosto del ‘92
nello slancio della nostra ultima infanzia
mentre l’aria fendeva il profilo
del tuo corpo, indecifrabile
un miracolo verso l’alto.




______________________

Inediti



*

Una chiave USB senza coperchio
oggetti nati per stare insieme
separati dalla distrazione del caso.
Erano anni che non ti vedevo
ho ritrovato il coperchio sotto il vecchio
mobile della casa al mare
così il nostro pedalare insieme nella pineta
ha la stessa traiettoria di un incontro
come si ritrovano da lontano le cose
credute smarrite per sempre
come si riconoscono - solo nascosta era
negli angoli del tempo la perfezione
il loro combaciarsi.



*



Qualcosa di te continua ad esistere
sparso e inanimato, quel chiaro
fermaglio a forma di orsetto
il portapenne colorato che lotta
invano col mio disordine.
Non sei più acqua ma sedimento
breve della memoria
bacino di raccolta, affanno
passato e placido, stratificato nel tempo.



*



Hai iniziato la tua opera di demolizione
basta poco, qualche pietra appena
più dura a rompere l’ostile
equilibrio del corpo, privato
di ogni suo valore, una piccola solitudine
sola resta, in questo vuoto sto
senza biasimarti
posso solo vedermi distruggere.




*



Queste mie povere ossa sdraiate sul telo
azzurro del mare, questo mio piccolo
modo di risplendere che proteggi
tra le ultime dita dei tuoi giorni
settembre che resisti
nei battiti deboli della luce
mi chiedi di aiutarti a guarire
come una ferita, ma è la tua agonia
che preme - una spina
nel debole tallone della mia vita.




*



SALA PESI

Questi pesi che gravitano intorno
al mio spazio vitale, tutti questi pesi
riuniti in anelli, ancorati a equilibri
di bilancieri al sistema di funi e carrucole
del cervello. Questa ghisa non m’abbandona
mai - è tutto un massiccio
movimento di pensieri
e non si è mai abbastanza
leggeri per la vita.

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categoria:filippo amadei
lunedì, 02 novembre 2009

Ciao Alda


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Requiem, una poesia inedita di Alda Merini    [  da  qui  ]
 

Requiem

ed ecco per te il mio requiem senza parole
con la bocca piena di erba e di felci azzurre
ecco il mio requiem della corifera che non
è creduta, della Cassandra che è vilipesa
magnifico esempio di segreta impresa
tu solo mi esalti e mi incanti perché
sei colui che non si può prendere ed essendo
fermo sulle rive del Gange in perenne
contemplazione aspettando che passi la pagliuzza
d’oro della conoscenza e dell’era eterna
tu che sei scaltro più della pietra e più
duro del sasso e che pensi perennemente
pensi alle ere pitagoriche e che veneri
Socrate e che infine sei Paolo di Tarso
atterrato dalla fede infinita ebbene io
ti disarcionerò dal tuo cavallo d’amore
filiale desiderante farò di te un martire
dell’ombra perché il segreto della tua
tristezza è l’ordine e il disordine delle
cose create perché io non sono dissimile a
tua madre a Cerere eterna e infine sono
anche la primavera che si mette sugli alberi
insieme alla rugiada e tu ami la rosa della
vergogna che mi trovo appuntata sul petto
e tu le esalti e le scorri con le tue dita
feconde. Potessi così capire il mio desiderio
che si apre il fiore della carne infinitamente bella
e trovarvi dentro il seme insaziabile
dell’amore e dell’ebbrezza potessi sprezzante te
spargere sangue insieme disseminare
la discordia degli abissi perché sei
il murmure pieno e il precipizio delle
albe e perché infine tu conosci il senso
della bellezza. Io aborro pensare ma
aborro anche muovermi nel caos infinito.
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venerdì, 30 ottobre 2009


Marina Cvetaeva ,  1892 – 1941 



marina cvetaeva

























A Anna Ahmatova
 
Sottile figura non russa —
Sui vecchi codici.
Lo scialle cadde dai paesi turchi
Come un mantello.
 
Vi si può rendere con una sola
Linea nera spezzata.
Dicembre c’è — ma nella gioia, agosto —
Nella vostra malinconia.
 
Tutta la vostra vita è un brivido,
Con cosa — si concluderà?
Annuvolata — plumbea — la fronte
Di demone fanciullo.
 
A Voi fu dato di sconfiggere
Ogni mortale — fannullona!
Col vostro verso disarmato
Ci centrate sempre al cuore.
 
In un’ora di sonno mattutino,
— Verso le quattro e un quarto—
Di Voi mi sono innamorata,
Anna Ahmatova.
 
 
11 febbraio 1915


anna achmatova





































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mercoledì, 21 ottobre 2009
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martedì, 13 ottobre 2009


Con ostinazione, come una preghiera che ritorna,
si compone la parola.

Oro, fame, corpo offerto dopo la falciatura
che aspetta senza corso se non quando
lui solleva le porte e il vento fa timone.

Ho un assassino che mi conduce
dalla rosa all’altra rosa.
E ho l’amore che rovescia
la stessa cosa all’infinito.

Niente è uguale se non coincide,
come notte non è mai la stessa
notte quando è buio e il segreto
incontra il vuoto

e mano e chiodo smarriscono i prodigi
senza sapere che l’una e l’altro sono lo stesso grido
che converge nel mistero.

Così lui mi solca al buio.
Ed è orbita terrestre
che non conduce, che resta
a fare luogo, a fare nome casa.






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lunedì, 05 ottobre 2009

RAINER MARIA RILKE


Niente è paragonabile. Esiste forse cosa
che non sia del tutto sola con se stessa e indicibile?
Invano diamo nomi, solo è dato accettare
e accordarci che forse qua un lampo, là uno sguardo
ci abbia sfiorato, come
se proprio in questo consistesse vivere
la nostra vita. Chi si oppone perde
la sua parte di mondo. E chi troppo comprende
manca l'incontro con l'Eterno. A volte
in notti grandi come questa siamo
quasi fuori pericolo, in leggere parti uguali
spartiti fra le stelle. Immensa moltitudine
.


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categoria:rainer maria rilke
martedì, 29 settembre 2009
a chiodo nel capocuore, millechilometri ancora
nell’onda ombra dove il vento precipita
e grandi luminose vanno, oltre il basso più buio
nel gorgo delle sue mani

la selva s’inaspra
una croce sale in picchiata, fa nodo fa centro
ascensione del nero

tuttodentro la voce è perduta

di là da ogni cosa frano
a vela l’orco divora, m’inficca
fino a che dilaga il mai colto fiore

incandescente sullo stelo dichiaro:
io credo!



la figlia era nuda 2005































 omar galliani, la figlia era nuda, 2005
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categoria:quasi, omar galliani
martedì, 22 settembre 2009
da: Requiem per i vivi


VIII


Il giorno era scuro. Il cielo scomparso. La notte senza mai pace.
Il vento era nei muri. Nelle braccia che sbattevano come rami.
La casa colpita e colpita come una frasca.
Bambini, scodelle, uncini, tutto cadeva con un rumore bestiale.

Un cuore solo frullava come un volo di uccelli.
Frrr. Frrr. Ma dentro quel vuoto di intenti nessuno riusciva a cantare.







santi, 2006


































opera di  Omar Galliani,  Santi, 2006
postato da: ioletoini alle ore 09:46 | Permalink | commenti (7)
categoria:incontri, pittura, omar galliani
venerdì, 18 settembre 2009



 NO!
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categoria:guerra, buio, proteste